Karlsruhe, Germania. Sabato 29 Gennaio. Serata piano bar. Gli artisti capitano essere i miei adorati secondi cugini.
Mia (pro)zia ha invitato cani e gatti dalla vita passata e presente dei suoi figli. Uno di costoro è un giovane (più o meno della mia età... quindi giovane) biondino, tipico tedesco, un po' focaccina, ma a me piace quel genere. Mentre sta parlando con mio cugino, mia zia mi dice: "Non è sposato, ma è troppo grasso."
E già capite la situazione e i criteri di giudizio di mia zia. Il giovanotto, che chiamerò Roland (non è il suo nome, è quello che ho capito la prima volta; il suo vero nome è qualcosa che non ho mai sentito in tutta la mia vita, e giuro che ho una certa esperienza di nomi germanici) non era affatto grasso, vabbé, una pancetta da birra, ma chi non ce l'ha? Ehm.
Insomma, si siede di fianco a me. Dall'altra parte avevo mia zia. I due cominciano un lungo discorso in tedesco, e io DEVO imparare il tedesco se 'sta cosa dei viaggi continua, perché capivo qualcosina ma non abbastanza. Soprattutto la parola "Kinder", bambini. OK, Roland ha bambini, ma magari è divorziato... anche se porta ancora l'anello alla mano sinistra...
Ero già traumatizzata dalla cena, in cui avevo convinto mio cugino acquisito (marito della cugina) che parlavo tedesco, e avevo fatto figure galattiche. Così, al fianco di Roland, ho mantenuto un prudente silenzio. Credo di aver esaurito tutte le possibili combinazioni in cui si possono rivoltare i braccialetti e gli anelli, nonché tutta la possibile attenzione da concentrare sui miei cugini che suonavano, pur di non fare conversazione.
Intanto mia zia ordinava roba a caso per tutti noi. Mi ha fatto bere due Coca Cola, non so come ho dormito quella notte (forse per l'allentarsi della tensione dopo il trauma del gatto Rambo che mi fa pipì sui piedi). A un certo punto io menziono speranzosamente una birra, e mi arriva una roba che sembra tutta pipì di cavallo.
Stanchezza, esasperazione, quello che volete... la prendo e bevo un sorso. ACK! Non è birra! E' davvero pipì di cavallo! (o forse qualche schifezza analcolica.) Mio cugino (uno di quelli che non suonavano) mi dice "Ma no, è di Roland!"
Fantastico. Roland era andato a prendere qualcosa nel cappotto, e quando torna io mi sono profusa in scuse in tedesco, non sapendo il tedesco. "Entschuldigung! Ich trinken ihr trinke, Ich denke es war meine beer!" (non ho idea di cosa ho appena scritto, non provateci a casa). Alla fine esplodo in un "Sorry!"
"Oh, don't worry," risponde lui.
Insomma, a concerto abbondantemente inoltrato scopriamo di riuscire a comunicare in inglese. Io mi sdilinquisco nelle peggiori piaggerie ("I love Germany! I'd live here!") e intanto penso a Brynden. Esatto. Di fronte a un uomo reale, normale e carino, la mia unica reazione è di voler scappare e tornare dai miei uomini immaginari. Scusate se esisto.
Alla fine ci avviamo e io ho la fortissima sensazione che Roland sia rimasto fino all'ultimo per tenermi d'occhio. Però mi è anche rimasta quell'idea dell'anello al dito e dei Kinder. Per farla breve, il giorno dopo chiedo casualmente a mia zia di lui (mia zia può essere pericolosissima) e lei risponde: "Chi? Quello grasso e non sposato? Ah sì, mi sono sbagliata, è sposato."
GRAZIE, ZIA! DAL PROFONDO DEL CUORE!!!